Cos'è il Taijiquan
Il Taijiquan (太极拳) fa parte delle arti marziali cinesi comunemente identificate con il più generico termine Wushu (武术) o, anche se meno corretto, Kung fu (功夫).
Questo termine si può trovare scritto anche nella forma “T’ai Chi Ch’üan”, ovvero la traslitterazione secondo il metodo Wade-Giles, utilizzata soprattutto nei testi precedenti al 1979, anno in cui il sistema Pinyin fu riconosciuto come standard internazionale.
Il termine significa letteralmente “Pugilato” (Quan 拳) della “Suprema Polarità” (Taiji 太极). Con questa espressione si descrivono le dinamiche e le relazioni che intercorrono tra i due princìpi fondamentali della filosofia taoista: lo Yin (il polo negativo o vuoto) e lo Yang (il polo positivo o pieno). Sono proprio l’alternanza e la costante ricerca di equilibrio fra questi due poli cosmologici a ispirare le tecniche, la strategia e i movimenti di quest’arte marziale.
Il Taijiquan nasce secoli fa come un efficace sistema di combattimento, caratterizzato da attacchi, leve articolari e proiezioni, e veniva tramandato in segreto dai Maestri solo a pochi allievi ritenuti degni. In epoca moderna, quest’arte si è diffusa in tutto il mondo soprattutto per i suoi aspetti meditativi e legati alla salute, dei quali sempre più studi scientifici confermano l’efficacia.
Il Taiji, infatti, è il più conosciuto tra i cosiddetti “stili interni” (Neijia 内家) del Kung Fu, ovvero quelle discipline che valorizzano i movimenti fluidi, la respirazione coordinata e il lavoro sull’energia interna (Qi Gong 氣功). Proprio per questa profonda connessione mente-corpo, il Taijiquan può essere considerato a tutti gli effetti una forma di “meditazione in movimento”.
Grazie a gesti lenti e sinuosi, si rivela inoltre una pratica salutare ed eccezionalmente benefica, accessibile a praticanti di tutte le età, compresi i più anziani.
Le origini del Taijiquan
Secondo la tradizione, il Taijiquan fu ideato da Zhang Sanfeng, monaco taoista ed esperto d’armi che visse e insegnò sui monti Wudang, nella provincia di Hubei.
La leggenda narra che un giorno il monaco assistette allo scontro tra una gru e un serpente: i movimenti sinuosi, flessibili e continui del rettile, capaci di vanificare i colpi rigidi e diretti del becco del volatile, gli ispirarono i princìpi fondamentali della nuova disciplina. Un altro affascinante racconto popolare vuole invece che Zhang Sanfeng abbia appreso i segreti di questa arte direttamente in sogno.
Un’ulteriore ipotesi descrive il Taijiquan come uno stratagemma elaborato dai maestri dell’epoca per aggirare i periodici divieti imperiali sulla pratica delle arti marziali. Camuffando le tecniche da ginnastica dolce o danza meditativa incentrata sulla respirazione, i praticanti potevano continuare ad allenarsi segretamente sotto gli occhi delle guardie.
Al di là delle suggestioni, risalire alle reali origini storiche del Taiji è estremamente complesso: come spesso accade nelle arti marziali cinesi, gli albori di uno stile rimangono custoditi all’interno di un’affascinante aura di mito, filosofia e racconti tramandati nei secoli.
Il Taijiquan nella Scuola Chang
Esistono diversi stili di Taijiquan, sviluppati nel tempo da altrettante famiglie storiche; i principali sono il Chen, lo Yang, il Sun e il Wu. Nella nostra Scuola pratichiamo lo stile Yang, caratterizzato da posizioni stabili, movimenti ampi, fluidi e continui.
Il Grande Maestro Chang Dsu Yao fu il pioniere del Taijiquan in Italia. Egli apprese l’arte dal Maestro Chang Ch’ing P’o, a sua volta allievo diretto di due leggende delle arti marziali cinesi: Yang Chengfu (caposcuola dello stile Yang moderno) e Sun Lutang (fondatore dello stile Sun).
Il programma della Scuola Chang prevede lo studio della forma classica del Taiji, composta da 108 tecniche eseguite in modo lento e consapevole, nota con il nome di Dajia (Grande Intelaiatura) o “Forma delle 108 posizioni”. Nella nostra pratica viene data grande importanza all’aspetto marziale originario della disciplina: ne riscopriamo l’efficacia come reale stile di combattimento attraverso lo studio delle applicazioni delle 108 tecniche, delle leve articolari (Qin Na) e dei bloccaggi.
Lo studio si completa con il maneggio delle quattro armi tradizionali: la spada (Jian), la sciabola (Dao), il bastone lungo (Gun) e la lancia (Qiang).
Oltre al Taijiquan, il bagaglio degli stili interni della Scuola comprende discipline sorelle di straordinaria profondità: il Baguazhang (Palmo degli Otto Trigrammi), lo Xingyiquan (Pugilato della Forma e dell’Intento), il Liangyiquan (Pugilato dei Due Princìpi Opposti) e il Sixiangquan (Pugilato delle Quattro Immagini).